L'Osteria del Porton Rosso ospita periodicamente esposizioni di opere (scultura, pittura) di artisti locali.
Cristina Parruccini
Maurizio Nerini, La mia Marina
Mauro Cristofani, opere
Stralcio da una nota critica di Mario N. Ferrara
CRISTOFANI o del nuovo linearismo
Pochi artisti sembrano più facili da definire di Mauro
Cristofani. Egli stesso sembra volerci aiutare: – è il
primo a nominare Beardsley, per esempio, per
stabilire una sua ascendenza. E voi consentite
subito; con una certa sufficienza, magari, se non ci
avete pensato per conto vostro. Poi lui vi fa anche il
piacere di mettervi sotto gli occhi le ultime edizioni,
inglesi e francesi, del sottile e ambiguo Aubrey. E
allora incominciate a notare che il paragone è
troppo semplice; qui c’è tutt’altra sottigliezza,
tutt’altra ambiguità. L’audace artista inglese sarà
anche più fine, ma Cristofani è più impetuoso e di
razza nettamente toscana; non dalla parte del
signor Leonardo o del suo grande e avverso
confratello, ovviamente – ma d’un filone che dagli
etruschi scorre via, lambendo certi vasi greci, sino
al disegno modulato tutto d’un fiato dei Pontormo o
dei Modigliani.
E più guardate le immagini create da Cristofani, più
netto si fa il dubbio; nessuno può mettere in forse
l’eleganza spigliata e raffinata di Beardsley – ma
questa è un’eleganza più severa e incontentabile,
più impetuosamente sorgiva e, a un tempo, più di
testa. E quando vi trovate davanti ad uno dei suoi
tanti gatti dipinti, cominciate ad accorgervi che in lui
c’è parecchia malizia lucchese – di quella buona per
fortuna, di quella che, di tanto in tanto, si contenta
di gatti come questi…
Eh, no, la belle époque non avrebbe mai figliato un
gatto del genere; “prezioso”, certamente, ma un
gatto tutto disincantato, forse perché – pur avendo
conosciuto Aladino e i tappeti volanti -, con le sue
sette vite, ha già fatto in tempo a fare una capatina
dalle parti di Picasso. E allora, anche, notate come
il preziosismo di Beardsley sia tutto connaturato
alla sua epoca e al suo stile, alla sua fantasia e alla
sua scorrente spigliatezza; mentre, in questo
artista, paziente e insofferente, il “prezioso” copre,
invece, una rattenuta violenza che affiora via via
con armoniosa contentezza, sempre più nettamente
liberandosi dagli ornati e da alcune eccessive volute
del primo periodo; conservando solo quelli che
meglio possono mettere in evidenza un contrasto o
velare quanto ancora l’artista non vuol dire.
http://www.bartolomeodimonaco.it/online/?p=3487
Marina Romiti
Le stelle avvertono le vibrazioni cromatiche perchè il colore è
strumento di emozione in musica.
Marina Romiti suona sinfonie in luce vibrante, concerta polifonie
di immagini corali che raggiungono la loro più completa
espressività.
Come una poesia prendono corpo gli oggetti e l'estasi si
rinnova, coltivando suggestioni, suggerendo equilibri timbrici in
continuo movimento, in rinnovamento costante.
Nulla si dimentica e niente si estingue. Rimane l'impronta di
luminescenza, il ricordo sul pentagramma, la nota diffusiva in
espansione che genera sollecitazione continue e sempre nuove.
Colore come poesia lirica: lirica come colore.
Prof. Sandra Lucarelli